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Veloce come il vento – Workflow audio e sound design

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Prendere parte alla creazione di un film con una complessità tecnica di questo tipo è un privilegio raro in Italia e, per chi si occupa di suono, avere a che fare con sequenze automobilistiche è una sfida non indifferente.

Veloce come il vento” è una storia di vicende umane e di motori. I motori rientrano in quel dominio che ha a che fare con il sentimento della passione, bisogna avere reverenza. I motori sono anche una lunga tradizione e perciò bisogna rispettarne i canoni. Il suono di un motore porta con se un bagaglio di suggestioni che sono codificate nel linguaggio comune; è qualcosa che si capisce guardando un bambino mentre lo imita con la bocca quando gioca. Nel contesto filmico può avere centinaia di applicazioni, si può insinuare nella trama musicale e diventare uno strumento, Von Karajan parlava del 12 cilindri Ferrari come un’emozione che nessun direttore d’orchestra avrebbe mai potuto replicare. È qualcosa che può diventare messaggero di inquietudine, può essere liberatorio, può sorprendere e può dare eccitazione. È uno strumento molto potente ai fini narrativi e questo il regista, Matteo Rovere, lo sapeva bene fin da prima di iniziare le riprese; è grazie a questa consapevolezza se tutto il team audio è stato in grado di affrontare in maniera compatta un lavoro così complesso.

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La mia prima volta in Dolby Atmos

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La scorsa primavera ho avuto la fortuna di lavorare alla creazione degli effetti sonori di “Youth” di Paolo Sorrentino, primo film in Italia rilasciato in Dolby Atmos. Essendo una tecnologia recente non esiste ancora una letteratura o delle risorse ben organizzate per orientarsi nella produzione di una colonna sonora di questo tipo, ne sotto il profilo tecnico tantomeno sotto il profilo estetico. Quello che segue è il racconto della mia esperienza e le mie personalissime riflessioni sulla resa e le potenzialità di questo formato. Vediamo come funziona

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Ascoltare, analizzare, ricreare.

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Steven J. Strang – Ornithologists Directional Ear Trumpet

Nel cinema, nei videogames o nelle installazione artistiche, la costruzione di un convincente contesto sonoro gioca un ruolo fondamentale per completare al meglio le esperienze che queste forme di intrattenimento regalano al pubblico. I professionisti che lavorano nel mondo della sonorizzazione sono persone dotate di curiosità e pazienza, sono persone che hanno sviluppato una certa sensibilità a capire cosa funziona su una scena e a seguirne il ritmo. Ideare una scena convincente a livello sonoro non è una cosa immediata, non esiste una letteratura esaustiva che spieghi come realizzare sonorizzazioni perfette, forse questo ipotetico “manuale” non può esistere proprio per la natura intrinseca di questo lavoro in cui l’esperienza personale e il gusto soggettivo sono la chiavi predominanti.

Quando si affronta la sonorizzazione di una scena si procede per stratificazione di elementi sonori semplici  che vanno a comporre un sistema aurale complesso e articolato. Anche se non si parte completamente da zero (si è sempre legati ad una storia con esigenze narrative particolari e ambientazioni definite), creare un’esperienza sonora che sia al servizio della scena, ma che allo stesso tempo aggiunga emozione e valore estetico, non è affatto semplice. Un’esercizio per affinare la capacità di farsi venire buone idee potrebbe essere quello di mettere in pratica una sorta di “reverse engineering” di alcuni studi nel campo del field recording e applicarlo poi alla creazione di qualcosa che esiste solo nella finzione cinematografica. In sintesi, imparare ad ascoltare in maniera oggettiva quello che esiste nella realtà potrebbe dare un’apporto creativo rilevante nella fase di costruzione di un mondo sonoro che ancora non esiste. Ma quali sono questi studi?

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L’uomo biofonico – conversazione con Bernie Krause sull’origine selvaggia della musica umana

L’UOMO BIOFONICO

Chitarrista, compositore e pioniere dei sintetizzatori analogici Bernie Krause uscì dallo studio di registrazione alla ricerca di suoni naturali. Quello che scoprì era molto più profondo.
di Jay Babcock (articolo originale su Arthur magazine)

Illustrazione di Kevin Hooyman

“…Ogni essere umano sarà plasmato con canzoni, musica e tutte quelle cose che hanno a che fare con la natura”- Edgar Cayce psichiatra americano del 20° secolo, da “letture di una vita” dato a Bernie Krause quando aveva appena sei settimane di vita, come riportato da Krause in Notes from the Wild (Ellipsis Arts, 1996)

Chi meglio di Bernie Krause è adatto ad esplorare il più grande interrogativo sulla musica e cioè: cos’è, a cosa serve, perché ci piace, da dove proviene, perché suona come suona?

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Field recording urbano

Eric Cator – The sound recordist – 2008

Di seguito la traduzione di un’articolo dedicato all’urban field recording postato su Suite101.com

La tecnologia ha reso la registrazione in territorio urbano molto più semplice, ma l’expertise in quanto a field recording è essenziale per avere buone registrazioni dalla strada.

Gli appassionati di field recording registrano il panorama sonoro urbano per molte ragioni, dalla semplice sonorizzazione di podcast fino alla documentazione del cambiamento che avviene nel soundscape urbano. La registrazione digitale, le tecniche binaurali o i microfoni stereo su corpo unico hanno decisamente risolto molti dei problemi tecnici che impedivano buone registrazioni, ma, ancora, ciò che fa la differenza per ricavare registrazioni sensate all’ascolto è l’esperienza nel field recording.

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Librerie effetti sonori – Surround ambiences

marsE’ pronta una nuova pregiatissima release su surround-ambiences.com. Spring Marsh Hd 5.0 è una meravigliosa collezione di landscape naturali catturati durante la primavera nel cuore della toscana, le zone paludose di Diaccia Botrona e Padule di Fucecchio, regalano ai microfoni di Gabriele Fasano, autore dell’opera, un concerto di fauna acquatica memorabile. Gli ambienti sono ripresi in formato 5.0 ricavato da un set Doppio MS composto con Sennheiser MKH8050 sul fronte, MKH30 come side, MKH8040 come retro e registrato con preamplificatori RME Quadmic. La silenziosità del sistema di registrazione scelto restituisce una notevole naturalezza ai paesaggi sonori registrati e rendono questa libreria un “must have”.

Spring marsh 5.0 è un pacchetto di 3,28Gb, il suono registrat0 a 96Khz 24bit, al prezzo di 30€. Maggiori dettagli qui

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Distanziamento del suono

Riporto la traduzione di un’articolo di Javier Zumer

Quotidianamente, nel lavoro di post produzione sonora, ci troviamo spesso difronte questa situazione: Si vuole inserire nella scena un suono preso da una libreria o realizzato da un foley artist, ma non ostante il suono in se funzioni, non è credibile nel all’interno della scena, sembra innaturale.

Il problema si trova nel posizionamento acustico. Spesso cerchiamo di inserire effetti sonori che sono stati ripresi su un piano acustico differente. In molte occasioni abbiamo a che fare con un suono asciutto che suona in faccia (anche se questa è la situazione ideale). Questo tipo di suoni potrebbe non essere il massimo per restituire veridicità in un determinato contesto. E ciò accade sopratutto quando cerchiamo di inserirlo in profondità, dietro il primo piano sonoro.

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Registrare effetti sonori in 5, 6, 8 o più tracce?

Riporto un’articolo di Randy Thom pubblicato su designingsound.org

Quando viene progettato il set di un film, lo scenografo cerca di usare il più possibile ciò che offre la location cercando però di evitare che ciò che esiste in quei luoghi possa in qualche modo forzarlo a scelte non desiderate. Il direttore della fotografia di solito decide cosa e come girare con lo stesso approccio. Il regista potrebbe volere delle persone locali in scena, ma probabilmente non gli affiderebbe mai un ruolo da protagonista.

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