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Registrare ultrasuoni con UltraMic 384K

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Ho iniziato una serie di test con l’UltraMic 384K della Dodotronic una piccola casa costruttrice di microfoni  fondata da Ivano Pelicella con sede a Roma. Ivano è un biologo con la passione per l’elettronica che ha progettato questo ed altri apparecchi per l’ascolto della natura. Il microfono è di tipo USB questo significa che non ha bisogno di registratori audio esterni ma che può essere attaccato direttamente al computer o ad uno smartphone o tablet che sia. Bisogna solo procurarsi programmi o applicazioni adatte a ricevere lo stream digitale che produce UltraMic. Per ulteriori dettagli tecnici vi rimando alla pagina del prodotto linkata sopra.

Bisogna fare una premessa, l’UltraMic non è da considerarsi un microfono come lo si intende nel settore audio; è più appropriato pensarlo come un sensore di ultrasuoni utilizzato per lo studio della comunicazione nel regno animale. È inoltre impiegato nel settore industriale per il monitoraggio dello stato di salute di alcuni macchinari.
Non può essere usato come microfono da studio o da field recording, perché la resa non è ottimizzata per la banda udibile, il segnale è un po più rumoroso e la resistenza alla pressione sonora è più bassa rispetto ai microfoni tradizionali. Come può tornare utile allora nella creazione degli effetti sonori?

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Intelligenza artificiale e sound design


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Da qualche anno a questa parte gli investimenti e il focus della ricerca informatica si sono spostati in maniera significativa sul campo del machine learning, dell’intelligenza artificiale, della realtà aumentata e del riconoscimento vocale. Già vediamo i primi prodotti commerciali, Tesla produce auto che guidano da sole, Apple implementerà nelle prossime release dei propri sistemi operativi algoritmi di machine learning sempre più avanzati e così Google, Amazon e tutti i big dell’informatica. La tendenza è quella di creare strumenti che non solo siano utili ad un determinato scopo, ma che “collaborino” attivamente per raggiungere quello scopo con metodologie che oggi possiamo solo immaginare. Si passerà da una generica manipolazione quantitativa di dati numerici ad una modalità di intervento con un forte carattere qualitativo e personalizzato per ogni singolo utente. Tutto ciò come potrebbe ripercuotersi nell’ambito del sound design?

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